Uno dei punti fondamentali della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi nel 2008 era stata la promessa di risolvere la crisi dei rifiuti a Napoli. Tanto che le prime riunioni del nuovo governo di destra si svolsero nella città più importante del sud e pochi mesi dopo l’insediamento di Berlusconi la crisi – apparentemente – sembrava risolta.
Ma, come qualsiasi massaia sa molto bene, nascondere la spazzatura sotto il tappeto non ha mai funzionato. La situazione oggi – due anni dopo il proclamato e sbandierato miracolo della scomparsa dei rifiuti – è ancora gravissima. La città soffoca, puzza, è sporca ed è piena di topi. La situazione è incandescente nella provincia, soprattutto a Terzigno, a 20 km dal capoluogo della Campania, alle falde del Vesuvio. I disperati cittadini di Terzigno stanno tentando di evitare l’apertura di una nuova discarica nel territorio comunale, e la polizia tenta di ristabilire l’ordine con i mezzi tradizionali: manganellate, idranti, botte.
Gli organizzatori delle manifestazioni di protesta tentano invano di calmare la gente. Da varie settimane gli abitanti di Terzigno manifestano tutti i giorni per impedire che i camion con la spazzatura portino la “mercanzia” nel deposito locale. La discarica è già satura e le autorità hanno previsto l’apertura di un secondo sito vicino al vecchio.
Mamme, nonni e bambini hanno organizzato picchetti per impedire l’accesso ai camion con cartelli che mostrano le statistiche secondo cui a Terzigno le percentuali dei tumori sono dell’80% più elevate della media nazionale, che dicono che l’aria è irrespirabile e che hanno diritto alla salute e a una vita normale come tutti gli italiani. La decisione della Regione, governata dal Popolo della Libertà di Berlusconi, ha fatto crescere la tensione.
Da mercoledì scorso [20 ottobre, N.d.T.] le notizie in arrivo da Terzigno e da altre cittadine nei dintorni di Napoli sembrano un bollettino di guerra. Picchetti, furgoni della polizia e camion dati alle fiamme, botte perfino a vecchietti e casalinghe, rifiuti bruciati, tutto ciò fa parte del quotidiano di una delle zone più densamente popolate d’Italia.
Tutti dicono che non sono i camorristi – che seguono preoccupati lo svolgersi degli eventi – gli organizzatori della rivolta. Al contrario: la Camorra ha investito denaro sporco nella costruzione di discariche e inceneritori e ha sempre voluto lavorare in silenzio, senza richiamare l’attenzione della polizia e della magistratura. La rabbia della gente può nuocere ai buoni affari che i rifiuti rappresentano anche per il crimine organizzato.
Fonte: italiadallestero.info


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