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Articolo di Società cultura e religione, pubblicato venerdì 22 ottobre 2010 in Brasile su Terra Magazine.
Uno dei punti fondamentali della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi nel 2008 era stata la promessa di risolvere la crisi dei rifiuti a Napoli. Tanto che le prime riunioni del nuovo governo di destra si svolsero nella città più importante del sud e pochi mesi dopo l’insediamento di Berlusconi la crisi – apparentemente – sembrava risolta.
Ma, come qualsiasi massaia sa molto bene, nascondere la spazzatura sotto il tappeto non ha mai funzionato. La situazione oggi – due anni dopo il proclamato e sbandierato miracolo della scomparsa dei rifiuti – è ancora gravissima. La città soffoca, puzza, è sporca ed è piena di topi. La situazione è incandescente nella provincia, soprattutto a Terzigno, a 20 km dal capoluogo della Campania, alle falde del Vesuvio. I disperati cittadini di Terzigno stanno tentando di evitare l’apertura di una nuova discarica nel territorio comunale, e la polizia tenta di ristabilire l’ordine con i mezzi tradizionali: manganellate, idranti, botte.
Gli organizzatori delle manifestazioni di protesta tentano invano di calmare la gente. Da varie settimane gli abitanti di Terzigno manifestano tutti i giorni per impedire che i camion con la spazzatura portino la “mercanzia” nel deposito locale. La discarica è già satura e le autorità hanno previsto l’apertura di un secondo sito vicino al vecchio.
Mamme, nonni e bambini hanno organizzato picchetti per impedire l’accesso ai camion con cartelli che mostrano le statistiche secondo cui a Terzigno le percentuali dei tumori sono dell’80% più elevate della media nazionale, che dicono che l’aria è irrespirabile e che hanno diritto alla salute e a una vita normale come tutti gli italiani. La decisione della Regione, governata dal Popolo della Libertà di Berlusconi, ha fatto crescere la tensione.
Da mercoledì scorso [20 ottobre, N.d.T.] le notizie in arrivo da Terzigno e da altre cittadine nei dintorni di Napoli sembrano un bollettino di guerra. Picchetti, furgoni della polizia e camion dati alle fiamme, botte perfino a vecchietti e casalinghe, rifiuti bruciati, tutto ciò fa parte del quotidiano di una delle zone più densamente popolate d’Italia.
Tutti dicono che non sono i camorristi – che seguono preoccupati lo svolgersi degli eventi – gli organizzatori della rivolta. Al contrario: la Camorra ha investito denaro sporco nella costruzione di discariche e inceneritori e ha sempre voluto lavorare in silenzio, senza richiamare l’attenzione della polizia e della magistratura. La rabbia della gente può nuocere ai buoni affari che i rifiuti rappresentano anche per il crimine organizzato.

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