Articolo di Politica interna, pubblicato domenica 14 novembre 2010 in Germania Sueddeutsche Zeitung.
Il capo del governo Silvio Berlusconi non molla: invece di far seguito alla richiesta di dimissioni proveniente dall’opposizione, gli tiene testa con un’astuta tattica.
Nella lontana Corea del Sud, l’ormai sfinito capo del governo Silvio Berlusconi ha ideato un piano che dimostra come egli voglia lottare fino all’ultimo. Andando contro la propria natura, è rimasto tranquillo per un’intera settimana, dopo che il suo oppositore Gianfranco Fini gli aveva lanciato un ultimatum relativo alla richiesta delle sue dimissioni. Ora si ripresenta con un’astuta tattica.
Prima di qualsiasi altro passo vuole far approvare in parlamento la manovra di bilancio e di stabilità per il 2011. Ciò mostra da un lato un briciolo di costruttività e di senso di responsabilità per lo stato. Dall’altro, con questa mossa Berlusconi guadagna del tempo in vista dell’apparentemente inevitabile resa dei conti con Fini. Ciò gli consente inoltre di scansare la responsabilità per la possibile caduta del governo. Seconda parte del piano: Il fatto che Berlusconi superi o meno l’annunciato voto di fiducia in parlamento, dipende ora dalla gente di Fini del movimento FLI. Nel caso in cui lascino cadere il governo, egli potrà affermare di non essere caduto per un fallimento del suo governo, bensì per il tradimento di Fini. Questo sarebbe utile in campagna elettorale.
Secondo dei sondaggi, il PDL di Berlusconi sarebbe in netto calo rispetto alle precedenti elezioni, mentre al contrario l’alleato di coalizione Lega Nord sarebbe in aumento. A causa di una legge elettorale dagli effetti distorsivi, la coalizione di Berlusconi riotterrebbe probabilmente la maggioranza alla camera dei deputati. Al momento è quindi difficile sapere cosa potrebbe ottenere esattamente l’Italia attraverso il voto. E’ però chiaro che Berlusconi non vuole collaborare alla creazione di un governo stabile senza delle elezioni. Invece di fare un passo indietro, impone al paese una campagna elettorale, che lascerebbe il paese ingovernato per mesi.

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